A spasso per la Bassa Romagna per scoprire la storia del vino Burson

Una pianura immobile, caldissima d’estate e immersa nella nebbia d’inverno. La Bassa Romagna è un territorio di periferia, lontano dalle città più grandi come Ravenna (capoluogo di provincia) oppure Forlì, che dista non più di 40 chilometri.

Eppure un tempo luogo di potere dello Stato Pontificio, durante i lunghi secoli di dominazione, tanto è vero che Bagnacavallo contava innumerevoli conventi e chiese, più di tutte le altre cittadine della Romagna. Anche l’originaria conformazione del territorio ha contribuito ad un isolamento durato per molto tempo, tanto da sviluppare un sistema economico legato alla civiltà delle erbe palustri durato fino ai primi anni 60’ quando, come in tanti altri luoghi, la campagna si spopolò, portando i giovani verso le città e migliori condizioni di vita. 

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Bagnacavallo era un tempo circondata dalle acque: il grande protagonista, il Po’ con il suo delta e le sue zone umide, arrivava fino qua con le sue acque miste dolci e salmastre. L’isola di Bagnacavallo ospitava moltissime varietà di viti selvatiche la cui produzione non era necessariamente legata al vino, ma piuttosto all’auto consumo. Una di queste viti, che ora si chiama Burson di Longanesi, venne riscoperta proprio da Antonio Longanesi.

Nel 1913 Antonio acquista un piccolo podere a Boncellino, un paesino vicino a Bagnacavallo. Era una casetta ad un piano di fronte ad una struttura comprendente il forno, la lavanderia ed il porcile. Fu qui che in un roccolo, area boscosa al limite dei fondi dove veniva praticata la caccia dal capanno agli uccelli di passo, venne trovata, abbarbicata ad una quercia, una vite che veniva utilizzata come richiamo per i volatili. Visto la rusticità della pianta e la notevole resistenza alle malattie fungine dei grappoli composti di acini piccoli dalla buccia spessa, la famiglia provò a produrre vino in casa, come tutti i contadini della zona.

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Si ottenne con stupore un buon prodotto da 14° che ebbe notevole successo anche fra gli amici, favorendo la diffusione del vitigno nella zona. Il vitigno si chiama ancora Burson Longanesi, dal nomignolo in dialetto di Antonio e viene coltivato solo in sedici aziende del territorio, che producono vino seguendo un disciplinare ben preciso che ne attesta anche la qualità. La famiglia Longanesi, grazie alla preziosa opera di Daniele Longanesi, continua a produrre vino Burson nello stesso appezzamento acquistato da Antonio.

Il vino Burson che si ottiene dall’Uva Longanesi è intenso, molto ampio e ricco, con aromi fruttati a base di amarene, spezie e cacao in bella evidenza. Al palato offre grande consistenza, corpo e tannini poderosi. Una nota di colore: i grappoli di uva mantengono sempre un solo acino verde che consente di capire se è giunto il tempo di raccolta.

E’ l’unico vitigno che si comporta in questo modo.

Come fare per gustarlo? Visitare Bagnacavallo e rivolgersi al Consorzio di tutela che è stato creato nel 1999.

www.consorzioilbagnacavallo.it


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