Vino, l’Italia è il primo produttore mondiale per il 2015

Il made in Italy ha ancora nel settore del vino uno “zoccolo duro”, capace di proiettare nel mondo un’immagine solare e positiva del Belpaese sgomberando il campo (almeno in questa e altre oasi felici dell’economia tricolore) dalle pesanti ombre di una crisi di lungo corso.

Efficiente, virtuoso e originale, il modello italiano di azienda vinicola si basa sul saldo ancoraggio alla tradizione poggiando da sempre sul perno della cultura familiare senza tuttavia trascurare le esigenze del mercato e l’aggiornamento delle tecniche di produzione.

Annata unica dal punto di vista delle condizioni climatiche necessarie alla maturazione delle uve, il 2015 ha regalato agli operatori del settore un primato assoluto, con dati esaltanti sotto ogni aspetto, in primis sul piano dei risultati numerici: a oggi, statistiche alla mano, si può dire che il 28% del vino imbottigliato all’interno dei confini dell’Europa è italiano.

Vino Made In Italy

 

Credits foto: via Twitter, account @WineNewsIt

Tradotto in “soldoni”, tutto ciò corrisponde a 48,9 milioni di ettolitri di “nettare degli Dei” bevuto nel mondo arriva dalla Penisola che con le sue aziende venete, siciliane, trentine, piemontesi, toscane e di altre regioni ad alta densità produttiva in tale settore, fa da leader davanti (non di molto) all’antagonista Francia e molto avvantaggiata rispetto a rivali attualmente meno competitivi come la Spagna.

Vino made in Italy, aziende tricolori mai così virtuose

Vino, l'Italia è il primo produttore mondiale per il 2015

Credits foto: via Twitter, @GiroFVG

Un trend, quello registrato nell’anno in corso dagli osservatori comunitari e in particolare dalla Commissione, che Coldiretti non esita a ritenere incoraggiante in quanto frutto di un lavoro collettivo supportato dal “sistema Italia” che in questo caso riesce a fare rete attorno al modello virtuoso dei “maestri” del vino.
Specialità maggiormente richiesta dai consumatori europei, il prodotto di origine controllata che conosce 332 tipologie diverse occupando il 45% della produzione (con la variante Docg ancora più ricercata), mentre le 118 etichette a indicazione geografica tipica muovono un significativo trenta per cento lasciando un quarto del monte totale ai comuni vini da tavola.

Del mese scorso la notizia del sorpasso ai danni della concorrenza d’Oltralpe nella gara che ha al centro la qualità dei vini e intitolata “Sparkling Wine Producer of the Year”, ambito premio vinto dalle italianissime cantine Ferrari.
La prima posizione nella speciale classifica annualmente ricavata dalle autodichiarazioni dei Paesi membri dell’Ue ha messo in luce nella maniera più evidente possibile le potenzialità invidiabili dell’eccellenza italiana, notoriamente associata al binomio qualità-quantità e forte di una storia secolare nel settore agroalimentare e vitivinicolo.

Non è un caso se Expo 2015, vetrina di prestigio per il made in Italy, ha riservato dall’inizio alla fine della Fiera internazionale, un posto d’onore tra i padiglioni di Milano a questo ramo di fondamentale importanza dell’economia tricolore, presentato ai visitatori (un milione e mezzo, stando alle stime degli organizzatori) giustamente come un modello da prendere ad esempio a livello mondiale.

Oltre 9 miliardi di euro il fatturato e 5 miliardi il volume annuo delle esportazioni secondo le rilevazioni del Ministero dell’Agricoltura: numeri inequivocabili che potrebbero addirittura crescere nel corso del 2016, con ulteriori passi in avanti dell’intera “macchina” produttiva nazionale e una serie di contingenze cicliche di segno favorevole.


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